Per capire se i videogiochi siano una fenomeno che merita di essere affrontato seriamente bisogna prima focalizzare il concetto di videogame.

Al giorno d’oggi chiunque ha una vaga idea di cosa sia un videogame, d’altronde basta scomporre la parola per capire di cosa si tratta: è un gioco (Game) che si manifesta attraverso un canale virtuale (Video).
Benché questo sia indubbiamente vero è proprio la semplicità del concetto di videogioco che fa cadere la maggior parte delle persone nella “trappola” del Bias Valutativo.
In maniera spicciola il Bias Valutativo è una sorta di errore sistematico del pensiero per il quale abbiamo la tendenza a valutare un fenomeno sulla base di alcune credenze soggettive piuttosto che sulla base delle evidenze.
Se ti stai chiedendo come applicare tutto ciò al fenomeno dei videogame, ti rispondo subito:

Prova a pensare al concetto di “Gioco”, probabilmente ti verrà in mente che è un’attività ludica, qualcosa che ha a che fare con l’intrattenimento e che principalmente è una caratteristica dei ragazzini.

Allo stesso modo fai vagare le tue associazioni attorno al concetto di “Virtuale”. Sicuramente è un concetto più moderno che ha che fare con tutte quelle cose che stanno su PC e smartphone, che non sono tangibili, è di certo qualcosa che tende più all’astratto che al reale.
Perfetto!
Ora hai i due ingredienti principali per creare un Bias sui videogame, adesso come se dovessi fare un cocktail shakera insieme i due concetti di “Gioco” e “Virtuale” per creare l’idea di un videogioco.
Tieni presente che pensare con cognizione è un’attività estremamente dispendiosa quindi se al cervello viene chiesto di pensare ai Videogame (Gioco-Virtuale) mette insieme automaticamente i concetti che conosce.
Quello che ne viene fuori è che i videogiochi sono un qualcosa per passare il tempo, tipica dei ragazzini privi di un qualsivoglia spessore reale e concreto.

Il Bias è servito!
La verità è che benché questo sia un ragionamento con usa sua logica e una sua efficienza porta ad una credenza sbagliata, perché la realtà dei fatti ci dice che i videogame sono una cosa seria!
Se hai voglia di scardinare questo Bias e di comprendere realmente cosa orbita intorno all’universo dei videogiochi ti consiglio di continuare la lettura.
I videogiochi sono realmente una cosa seria?
Nel nostro caso il modo migliore per ridurre le distorsioni che causano il Bias è quello di mettere da parte per un momento le credenze che si hanno sui videogame e attenersi sui dati reali.
Per fare ciò condividerò con te alcune curiosità relative al mondo videoludico che magari ti aiuteranno a realizzare quanto i videogame siano una cosa seria.
Forse non sapevi che:
- L’età media dei videogiocatori è di 35 anni e solo il 19% dei gamer è sotto i 18 anni;
- Il mercato mondiale dei videogiochi muove una capitale di oltre 138 bilioni di dollari l’anno ed è in costante ascesa;
- Il Comitato Olimpico includerà gli e-sport nelle olimpiadi di Los Angeles 2028;
- L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tratta le tematiche di uso e abuso di videogame all’interno del nuovo manuale internazionale di classificazione delle malattie (ICD-11);
- La finale del torneo mondiale di League of Legends, un gioco strategico online, è stata seguita in diretta da oltre 3,8 milioni di persone;
- I videogiochi posso aumentare il volume della materia grigia nel cervello;
- Uno dei più celebri giocatori di Fortnite (“Ninja”) ha guadagnato oltre 500 mila dollari al mese riprendendosi mentre giocava online.
Tirando le somme, la maggior parte dei gamer sono over 35, non proprio dei ragazzini, 138 bilioni di dollari sono un mercato decisamente grande e se organizzazioni come il Comitato Olimpico e l’OMS si interessano ai videogame, forse il fenomeno dei videogiochi non va preso sottogamba.
Questi sono solo piccoli esempi ma servono ad aiutarti nella costruzione dell’idea che i videogame sono una cosa seria!
Ora sai che ogni qualvolta ti approccerai al tema dei videogiochi con sufficienza stai attivando i preconcetti del tuo Bias Valutativo rischiando di svalutare l’importanza dei videogame e l’impatto che questi hanno sulle persone.
A questo punto sta a te se scegliere:
1) Restare nel Bias e vedere i videogiochi come un passatempo per ragazzini
2) Abbracciare una visione più ampia e complessa dell’universo videoludico ridimensionando le convinzioni del Bias Valutativo
Se hai scelto la seconda opzione e vuoi capirci di più del fenomeno dei videogame ti posso suggerire 3 grandi aree che ti aiuteranno ad orientarti nel mondo del videogaiming: la Game Industry, la Game Culture e il Game Engagement.
Ecco uno schema riassuntivo per te:

Industry
Cos’è?
Sono gli aspetti economici e finanziari del mercato videoludico
A cosa può servirti conoscerla?
Conoscere il giro d’affari che vi è dietro i videogiochi aiuta a comprendere gli ambiti di l’espansione del fenomeno
Quale consapevolezza riduce il Bias?
I videogame creano profitto e il profitto è una cosa seria

Culture
Cos’è?
Sono gli elementi condivisi tra i videogiocatori, riguarda aspetti come i valori, il linguaggio, i miti o il modo di vivere dei giocatori
A cosa può servirti conoscerla?
Conoscere il valore della cultura dei videogiocatori aiuta a comprendere il senso di comunità che ne deriva
Quale consapevolezza riduce il Bias?
I videogame creano appartenenza e l’appartenenza è una cosa seria

Engagement
Cos’è?
È il coinvolgimento in termini emotivi e di risorse che il giocatore investe nel videogioco
A cosa può servirti conoscerlo?
Conoscere le dinamiche che legano il giocatore al videogame aiuta a comprendere l’importanza che i giochi hanno per gli individui
Quale consapevolezza riduce il Bias?
I videogame creano emozioni e le emozioni sono una cosa seria
Se questi aspetti hanno solleticato la tua curiosità ti consiglio di proseguire nella lettura e scoprire le caratteristiche che si celano all’interno di queste tre aree!
Le tre macro-aree dell’universo videoludico
Ora che hai una mappa sui 3 ambiti principali del mondo dei videogiochi vorrei darti qualche informazione in più per aiutarti a navigare all’interno di essi e comprendere come questi siano importanti per il nostro tessuto sociale.
Lo scopo di questa esplorazione è sempre quello di ampliare le tue conoscenze del mondo dei videogame in modo da poter ridimensionare possibili false credenze create da preconcetti o Bias Valutativi.
Iniziamo con l’esplorazione!

La Game Industry:
L’hai già letto, i videogame producono un mercato di circa 140 bilioni di dollari l’anno, il passo successivo è comprendere come si crea questo giro di denaro per capire se è un business che merita attenzione e rispetto.
L’immensa mole di soldi che si sposta all’interno del mercato videoludico è mossa principalmente da due categorie, da una parte c’è chi produce e vende videogiochi (i Producer) e dall’altra chi crea contenuti sui videogiochi (i Content Creator).
Riguardo i Producer dovete sapere che sviluppare un videogioco necessita moltissime figure professionali.
Servono ingegneri e sviluppatori informatici, grafici e game designer, ingegneri audio e storyteller, servono scrittori, traduttori e doppiatori e poi anche addetti vendita e analisti di mercato.
Le lauree più richieste dai produttori di videogame sono quelle di indirizzi ingegneristici ed economici.
Sai secondo il MIUR quali sono le 2 facoltà universitarie più scelte dalle matricole nel 2019? Facoltà a indirizzo economico e ingegneristico.

Questa banale comparazione serve per darti l’idea che il mercato videoludico è una realtà concreta del panorama lavorativo attuale, e quello dei videogiochi è un settore di tutto rispetto per chi vuole investire per la propria formazione in tale ambito.
Ma non occorre certo esser laureati per monetizzare tramite i videogame, infatti molti dei soldi di questo mercato arrivano dai Content Creator, ovvero persone che creano contenuti sui videogiochi.
Il ruolo principale di un Content Creator è quello intrattenere il proprio pubblico con video, guide o tornei su determinati videogiochi.
Attualmente la principale piattaforma che consente ai creator di comunicare con gli appassionati di gaming è Twitch, una piattaforma streaming dedicata ai videogame dove il creator si riprende in diretta mentre gioca intrattenendo così i suoi spettatori.
Se ti stai chiedendo quanto può monetizzare questa attività, ti rispondo subito!
Un Content Creator medio che fa video in diretta su Twitch 4 giorni a settimana per circa 5 ore a sessione mantenendo una media di spettatori tra i 400 e gli 800 arriva a guadagnare 10mila dollari al mese.

I guadagni sono decisamente alti ma ci sono tante variabili coinvolte, dipende da quanto perdura l’interesse del pubblico per il gioco sul quale si creano contenuti, dipende da quanto il Creator è bravo a pubblicizzare le proprie dirette su altri canali, dipende da quanto cura i profili social, dipende da molte altre variabili...
Avendo tanti aspetti da curare quello del content creator diventa ben presto un lavoro a tempo pieno, resta il fatto che in ogni momento della giornata circa 3 milioni di persone nel mondo guardano dirette di videogiochi su Twitch, se si è abbastanza bravi da intrattenere una piccola fetta di questo pubblico si possono guadagnare introiti di tutto rispetto.
Quindi se eri scettico sulla valenza dei videogiochi in ottica professionale forse avevi sottovalutato la realtà attuale dell’industria videoludica, i numeri ci dicono che chi investe seriamente in questo settore può trarne grande profitto, e il profitto è una cosa seria!

La Game Culture
Se vuoi comprendere la Game Culture ti chiedo di metterti per qualche secondo in quella posizione di sana curiosità tipica dei bambini: voglioso di lasciarti incuriosire ma senza giudicare.
Se riesci a rievocare questo stato mentale ti invito a continuare la scoperta della Game culture!
Forse hai avuto modo di vedere qualche videogiocatore in azione, magari mentre gioca online, e avrai probabilmente ascoltato frasi del tipo:

“LoL, Bro ma sei AFK?”
[Ahaha, fratello ma ci sei o stai da un’altra parte?]
oppure
“Oggi zero lag, la connessione è OP!”
[Oggi il gioco non va a scatti, la connessione è buonissima]
Senza giudicare se questo slang sia un bene o un male, ti sei mai chiesto perché i gamer hanno un linguaggio tutto loro?
Ti risponderò a breve ma restando in questo stato di curiosità, ti sei mai chiesto perché ci sono persone over 50 che indossano T-shirt con Super Mario?
Non so se lo sai ma nel 2019 ben 270mila persone hanno acquistato un biglietto per partecipare ad una fiera di fumetti e videogame che si è tenuta Lucca, ti sei mai chiesto perché c’è questo desiderio di aggregazione?
La risposta a tutte queste domande è una, semplice e profonda allo stesso tempo: i gamer si comportano così perché condividere un linguaggio, l’abbigliamento e le proprie passioni crea un senso di appartenenza!
In psicologia i Bisogni di Appartenenza sono una condizione imprescindibile per raggiungere uno stato di sviluppo soddisfacente.
Ti invito a non sottovalutare questo punto perché il senso di apparenza è una risorsa importantissima per cementificare le basi della propria autostima, del senso di accettazione di sé, della capacità di creare intimità e di una miriade di competenze psichiche necessarie per viver bene!
Parlare in slang o acquistare uno dei 270mila biglietti del Lucca Comics & Games vuol dire abbracciare una cultura di appartenenza, nella quale ci si sente accettati, compresi, inclusi ed amati.
Senza scendere troppo nella psicologia sociale ti basti sapere che le sub culture servono proprio a questo: creano una nicchia all’interno della grande rete sociale dove le persone che condividono valori, passioni, linguaggio e moda possono sentirsi accolte e a proprio agio.
La Game Culture è quindi l’insieme di tutti i modi e costumi dell’universo videoludico che aiutano la persona a sentirsi facente parte di una comunità.
Quindi per quanto possa sembrarti bizzarro un 50enne che indossa la T-shirt di Super Mario è importante che tu tenga presente che quel signore sta sfoggiando con orgoglio la sua cultura di appartenenza, e ora sai che avere un solido senso di apparenza è una cosa seria!

Il Game Engagement
Il concetto di Game Engagement per molti potrebbe non essere così immediato, ma per farla semplice ti propongo una domanda: sai perché i videogame hanno tanto successo?
Perché chi ci gioca ne rimane rapito!
I giocatori sono coinvolti sia a livello cognitivo, ragionano, risolvono enigmi, ripercorrono storie, sia a livello emotivo, si divertono, gioiscono, si arrabbiano e via dicendo.

Questo stato di coinvolgimento è l’Engagement, una sorta di condizione psichica che focalizza le risorse percettive, cognitive ed emotive sul videogioco, fino ad arrivare ad una specie di alienazione da buona parte del contesto esterno.
Se i videogame non fossero coinvolgenti non solleticherebbero il cervello, non emozionerebbero il giocatore e quindi non sarebbero utilizzati.
Il punto forte dei videogiochi è che riescono a creare il livello di Engagement più alto rispetto a quasi tutte le esperienze di intrattenimento del nostro quotidiano.
Ti spiego meglio quello che intendo:
Secondo le scienze della comunicazione i videogame non sono altro che un medium, ovvero un mezzo attraverso il quale si veicolano contenuti, un po’ come cinema, libri o TV.
Quello che li rende speciali è la possibilità di interazione dell’utente, ed è questa interazione che genera coinvolgimento nel giocatore perché si percepisce come parte agente di quel determinato contenuto.
Ecco un esempio facile facile per comprendere la potenza dell’engagement nei videogame rispetto agli altri medium, immagina queste due conversazioni tra due amici:
- Mario: Beh hai visto il film del Signore degli Anelli? Qual è il passaggio che ti è piaciuto di più?
Luigi: Sì, spettacolare, la parte che mi è piaciuta di più è stata quando Gandalf ha sconfitto il demone di fuoco delle miniere di Moria!
oppure - Mario: Beh hai giocato al gioco del Signore degli anelli? Qual è il passaggio che ti è piaciuto di più?
Luigi: Sì, spettacolare, la parte che mi è piaciuta di più è stata quando con Gandalf ho sconfitto il demone di fuoco nelle miniere di Moria!
Percepisci la differenza in termini di coinvolgimento?
Del film si parla necessariamente in terza persona perché si è solo spettatori, di un videogame si parla come fosse un’esperienza personale, perché di fatto la persona è agente di quello che accade.
Nel secondo esempio Luigi si sente Gandalf e questo è il fattore che fa schizzare l’engagement alle stelle, è come se il demone di fuoco l’avesse distrutto proprio lui.

Ti assicuro che sconfiggere demoni infuocati alti tre metri è un’esperienza grandiosa e gratificante.
Il punto è che chi gioca vive emozioni reali all’ennesima potenza perché si sente personalmente coinvolto in quello che accade.
Per questo motivo i videogame sono importanti per i giocatori, perché li aiutano a sentirsi potenti, a sentirsi coraggiosi, a vivere soddisfazione e gioia, possono far provare tensione o paura, li possono far sentire intelligenti, utili e intuitivi.
Quindi se ti approcci a dei videogiocatori da neofita del fenomeno ti consiglio di trattare l’argomento con la cura che merita perché per i giocatori i videogame sono emozioni e le emozioni sono una cosa seria!
Sei arrivato fino alla fine, grande!
Se credi di aver ampliato il tuo livello di consapevolezza riguardo il fenomeno dei videogame ti faccio i miei complimenti!
Pian piano stai costruendo una tua vera opinione, basandoti più su dati reali e meno su credenze e preconcetti.
La guerra contro i Bias è ancora lunga ma oggi hai vinto una bella battaglia!
Se senti il bisogno di un supporto personale non esitare a contattarmi.
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“ Ricorda: attiva prima le connessioni neurali e poi di quelle WiFi “
– WiFi Psy –
Last Updated on 18 Marzo 2022 by Paolo Carrone